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    Progetto Giasone

    Nuovi Percorsi per giovani Europei.
    Un'iniziativa promossa dal liceo scientifico statale Talete di Roma.

    Diario di Viaggio

    "Intorno al Lago di Vico"
    By Giasone 3 anni agoNo Comments
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    Il Progetto Giasone è stato per me e per tutti noi una prova, se così si può definire.
    E’ stata una prova che ha dimostrato come si possa imparare fuori dalla scuola, o comunque avere di quest’ultima un diverso concetto, magari inusuale, ma non per questo meno valido. Siamo partiti da dove eravamo, in questo caso nella regione Lazio e in particolare nella zona della Tuscia Viterbese, abbiamo usato quello che avevamo e, cosa forse più importante, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. Abbiamo messo alla prova per prima cosa il nostro corpo, ma non ci siamo fermati lì; abbiamo voluto testare anche la nostra capacità di stare insieme, la nostra voglia di fare e la nostra curiosità, se non anche la voglia di conoscere nuove realtà. Tutto questo è stato, in sette giorni, il Progetto Giasone, uno strumento con il quale abbiamo avuto l’occasione di provare sulla nostra pelle qualcosa di diverso, qualcosa di entusiasmante, qualcosa di fico. E allora perché se tutto ciò è stato per noi così coinvolgente e interessante, non può esserlo anche per altri? Per questo motivo facciamo tutto questo, quello che nel programma viene chiamato “Fase 3”, ossia tutto un lavoro di documentazione e presentazione per permettere ad altri di avere l’opportunità di provarlo. Questo è ciò che abbiamo realizzato; sperando che vi piaccia, vi invitiamo a provarci.
    Tutto questo è stato, in sette giorni, il Progetto Giasone, uno strumento con il quale abbiamo avuto l’occasione di provare sulla nostra pelle qualcosa di diverso, qualcosa di entusiasmante, qualcosa di fico.

    Giorno Primo

    Il primo giorno è sempre quello più eccitante, non sai mai bene ciò che succederà, speri di essere pronto a quello che ti aspetta, e soprattutto speri di non fare tardi!
    Sono le 14:00 passate ma, alla stazione del treno, di Lorenzo non c’è traccia; finalmente mi risponde dicendomi che deve ancora prendere la metro. Primo pensiero: “Non ce la farà mai”. Lui dice di fidarsi, ma io sono perplesso. Morale della storia Lorenzo non ha fatto in tempo e ci è toccato aspettare un’ora alla stazione il treno successivo. Arrivati finalmente al Casale della Nocerqua, il nostro campo base, disfiamo le valigie e c’è già da fare: chi prepara le attrezzature, chi gonfia le bici, chi documenta il tutto, chi va a fare la spesa, chi prepara da mangiare e chi cura l’aspetto organizzativo; almeno tutti hanno qualcosa da fare no? È quasi ora di cena e fa il suo ingresso Marco Saverio Loperfido, autore del libro “Il Giro della Tuscia in 80 giorni”, una persona alla mano con cui è stato piacevole passare la serata, mangiando e ascoltando le sue storie; davvero un’esperienza particolare a sentire ciò che dice, particolare e impegnativa. La sua esperienza, raccontata in modo intrigante e dettagliato nel suo libro, consiste nell’aver percorso il territorio della Tuscia in circa ottanta giorni; la cosa particolare però sta nel fatto che durante questo suo viaggio, realizzato a piedi, Marco ha incontrato così tante persone, associazioni, paesi e realtà che ha potuto raccogliere tutto ciò che da questi incontri ha guadagnato in quello che è il suo lavoro, creando così una “rete” che permette a chiunque voglia di ripetere la sua esperienza o semplicemente di prendere spunto da essa. E non solo. Marco Saverio Loperfido infatti, mappando tutti i percorsi da lui realizzati ha contribuito all’ampliamento della rete di mappe e percorsi che compongono l’archivio del sito web www.ammappalitalia.it dove chiunque può scaricare il percorso che vuole e compierlo con la sicurezza di avere il percorso mappato e descritto da qualcuno che l’ha già compiuto. In questi giorni noi proveremo a fare del nostro meglio, mettendo anche a frutto le informazioni e i consigli che questo giovane autore ha voluto condividere con noi. La serata è quasi finita, laviamo i piatti, definiamo le tappe di domani e andiamo a dormire.

    Giorno Secondo

    Alle 7:00 del mattino siamo già in piedi; siamo tutti già stanchi e ancora non comincia la giornata. Appena svegli troviamo Costanza in cucina a preparare i panini; il mistero è come le mozzarelle abbiano fatto a congelarsi, dato che erano in frigorifero. Alle 8:15 si parte dal casale in bicicletta lungo la Via Francigena; la strada era particolarmente tortuosa e alcuni membri della gang (Flaminia) hanno cominciato a urlare invocando aiuto. Alle 9:00, arrivati a Sutri, abbiamo legato le biciclette ad un albero davvero grosso, il tipo di albero che piace al prof. Mezzetti. Abbiamo visitato l’anfiteatro di dubbia provenienza, una specie di copia venuta male del Colosseo. Ha seguito la visita al Mitreo, dove Davide e Leonardo sono stati toccati dallo Spirito Santo. Come ultima tappa prima del pranzo abbiamo visitato i giardini all’italiana e il bosco sacro della Villa Savorelli. Una volta fermati in un parchetto per il pranzo, Flaminia e Luigi se la sono spassata sulle altalene e sugli scivoli e, mentre Davide mangiava una mela facendo il simpatico, tutti gli altri facevano i vecchi giocando a Briscola. Lasciate le biciclette a Giulia e Antonio partiamo per Capranica A PIEDI sulla Via Francigena e, dopo una scarpinata di 5-6 km, siamo infine giunti a Capranica periferia, fuori dalla vecchia fabbrica del chinotto. Lì abbaiamo consumato il cibo che ci era rimasto, gestito in modo parsimonioso dalle due tizie addette al vitto, dette Flemen e SuperFashion.

    Entrati nel cuori del paese, abbiamo aspettato su una panchina come un gruppo di pensionati l’ora stabilita per l’incontro con, udite udite, Nazareno Liberati, ex sindaco di Capranica. Con lui siamo entrati nella Sala Consiliare del comune di Capranica, una sala molto interessante dove siamo stati consiglieri per un pomeriggio. Dopo un giro del paese, sulla via del ritorno, ci siamo imbattuti in un forestiero tedesco diretto a Roma, un certo Lennart; codesto baldo giovane si stava recando nella capitale a piedi fin da Lucca per incontrare la sua fidanzata. Essendosi perso, e non avendo un posto dove dormire, accettò il nostro invito di venire a passare la notte con noi al casale. Ci colpì il fatto che, nonostante noi avessimo preso le biciclette per tornare al campo base, lui volle fare il percorso a piedi. Giunta la sera, dopo aver mangiato, il nostro nuovo amico si fece intervistare da Lorenzo, il quale sfoderò per l’occasione un inglese degno del presidente del consiglio italiano. E fu sera e fu mattina.

    Giorno Terzo

    La mattina del terzo giorno, ci siamo recati alla stazione “Capranica-Sutri” per prendere quel mezzo motorizzato su rotaie, volgarmente detto treno, alla volta di Vetralla, con quella freschezza e vitalità tipica di chi esce alle sette del mattino; dalla stazione abbiamo sbagliato strada e siamo tornati indietro. Individuata la strada da percorrere, ci siamo incamminati lungo la SP 80, accompagnati da Gesù; la strada infatti era caratterizzata dalle stazioni della via Crucis. N.B.: se la salita è stata dura per noi, come fanno le vecchiette con il cero in mano durante la via Crucis? Superata l’ultima stazione, siamo saliti ancora più su fino all’inizio del sentiero che ci ha portato all’eremo di San Girolamo. Dopo un’altra scarpinata fino a questo grosso sasso scavato, dove l’eremita ha passato gli ultimi anni della sua vita, ci siamo fermati per riposare ben 3 minuti per poi continuare a salire. Lungo il tragitto Costanza è caduta, cominciando a sbroccare come fa di solito e Davide e Luigi hanno indetto un duello all’ultimo bastoncino, utilizzando armi come bastoni o foglie. Arrivati al belvedere, il facilitatore si è perso il walkie talkie, motivo per cui è dovuto tornare indietro, trovandolo, fortunatamente, subito. Una volta tornati in cammino siamo arrivati al bivio per San Martino al Cimino, dove ci siamo fermati per ristorarci all’ombra di una madonnina, passando per un sentiero che aveva tante ragnatele che neanche Spider-Man. Nel pomeriggio siamo giunti nel ridente paesino di San Martino al Cimino, dove, guidati dal signor Colombo, abbiamo visitato la sala capitolare e l’abbazia, salendo addirittura sopra le volte a crociera costolonate del tetto, situazione in cui metà del gruppo ha rischiato di riportare lesioni magari neanche troppo gravi, ma comunque lesioni, a causa della scarsa destrezza di alcuni (Lorenzo). Per la cena e la notte siamo stati ospiti dello chef Claudio Piccini nella location del suo “Party Service Catering”. E fu sera e fu mattina.

    Giorno Quarto

    Giunse così il quarto giorno dell’anno del signore 2015 e venne l’ora stabilita per incamminarci nuovamente verso l’agriturismo di Nello, sulle sponde del lago di Vico. Il percorso prevedeva una sosta alla pista di partenza dei deltaplani, una piccola piattaforma di metallo color verde dalla quale si poteva godere di una vista a dir poco spettacolare, la ricompensa per lo sforzo fatto per arrivare fino a lì! Una volta arrivati in questo bellissimo posto ci siamo messi subito a lavoro; o almeno l’intenzione era quella, dato che è bastato adocchiare alcune amache all’ombra di alcuni alberi di castagne per farci dimenticare di tutto ciò che avremmo dovuto fare. In quel momento ci siamo rilassati davvero, dondolandoci su un’amaca all’ombra di un albero in un giardino meraviglioso. Verso il tardo pomeriggio arrivò però l’ora di attivarsi sul serio. Montare il campo non fu particolarmente difficile; nonostante i picchetti continuassero a sparire riuscimmo comunque a mantenere in piedi le tende. Si fece buio e giunse finalmente l’ora di cena; alla richiesta della signorina dell’agriturismo sulla nostra intenzione di mangiare dentro o fuori fummo quasi tutti d’accordo nel mangiare all’esterno. Pessima scelta. Quella sera fece così freddo che non riuscimmo nemmeno a goderci l’ottimo pasto; pazienza. A quel punto sarebbe davvero stata l’ora di andarsene a dormire, ma niente da fare, il progetto Giasone prevedeva la visita notturna al Pozzo del Diavolo, un’antica e piccola bocca di un vulcano presente nella zona dove si trova l’attuale Monte Venere. Inutile ribadire che il freddo che fece durante il percorso in bici per arrivare ai piedi del monte fu tremendo. Ne valse comunque la pena: verso la fine del percorso un gruppetto di quattro o cinque piccoli cinghiali ci tagliò la strada; vedere quelle piccole sagome scattanti nell’oscurità ci ripagò di tutto il freddo e la fatica dei pedali della bici di quella sera. Legate le bici cominciò per noi la salita sul monte; un percorso davvero suggestivo e particolare; i nostri passi erano accompagnati da un cielo stellato molto raro da trovare tra le luci della città; in più il silenzio interrotto a tratti dallo spezzarsi di piccoli rami nell’oscurità contribuì a rendere il tutto un po’ più misterioso e intrigante. Con il fiatone, il freddo e il sudore mi chiesi perché mai avessi accettato di partecipare a quel folle progetto; magari in quel momento mi sarei potuto trovare al caldo nel mio letto, si forse sarebbe stato meglio così; col senno di poi posso dire che il mio caldo letto forse non sarebbe stato in grado di regalarmi le emozioni di quella sera. Giunti finalmente al Pozzo del Diavolo, sistemate le corde necessarie ci calammo all’interno; anche lì un’altra visita da perdere il fiato. Lo stupore per la particolarità di quel luogo si mischiava a quel po’ di ansia provocata da tutta quella roccia che si ergeva sopra di noi. Finita di esplorare la grotta, di dimensioni comunque modeste, fu il momento di uscire e tornare alle biciclette; il percorso in discesa fu quasi più impegnativo di quello in salita; non era sempre facile infatti ancorare bene i piedi al terreno, motivo per cui quella sera mi procurai un numero imprecisato di storte, quasi tutte sulla stessa caviglia, come se non bastasse. Un’altra gelata per tornare all’agriturismo e tutti nelle tende. Buonanotte.

    Giorno Quinto

    È di nuovo mattina al lago di Vico; per la colazione ci siamo recati al bar denominato “La Bella Venere”, sempre sulle sponde del lago; sulla strada del ritorno Lorenzo è caduto dalla bicicletta; la dinamica incidentale è tutt’oggi sconosciuta, dato che sono state sviate le numerose domande poste all’interessato. Mistero. Oggi è la giornata dedicata interamente al lago, oggi si prendono le canoe, la barchetta a remi e la barca a vela e si esplora; il vento ci assiste e una volta sistemate le attrezzature salpiamo in compagnia della dott.sa Carolina Tortorici, che durante il tragitto in barca ci parla di vela e di fauna e flora acquatica, tutto ripreso dalle sofisticate attrezzature in nostro possesso. Ok scherzavo, i video sono fatti male e non si sente quasi nulla, ma l’importante è provarci, giusto? Durante il pranzo l’incontro con un signore incontrato sul posto e le storie delle sue avventure a cavallo ci fecero compagnia. Ma è già quasi sera, tempo di sistemare le canoe, di disarmare la barca e di rientrare. Dopo la cena, questa volta al coperto, il freddo non ci permise di stare troppo fuori a goderci la serata; quindi tutti a letto, o per così dire.

    Giorno Sesto

    Eh sì, è l’ultimo giorno del progetto Giasone; chissà, magari sarà questo il più intenso. Si smonta il campo in fretta, si va a fare colazione e si parte subito in bicicletta. Destinazione Caprarola. Due chilometri di salita sfiancante, senza contare il fatto che la mia ruota si sia bucata durante la strada, ma la fine della sofferenza è vicina. Arriviamo infatti ad un punto in cui comincia una grande discesa, non ci sembra vero; dopo un po’ ci fermiamo, leghiamo le bici e continuiamo a piedi per il paese. È ora di pranzo quindi perché non fermarsi in una trattoria tipica del luogo? Detto fatto. Ad accoglierci c’è la guida che ci accompagnerà, dopo il pranzo, alla visita di Palazzo Farnese, un luogo dove anche i più ricchi possono sentirsi poveri. Il lusso e lo sfarzo dominano in un grande palazzo completato nel periodo Barocco. Qui ogni sala è in grado di lasciare un’impronta diversa in ogni persona, ognuna sempre nuova e sempre più sbalorditiva. Ma ora è il momento, il momento di tornare al campo base e di tirare le somme della settimana; un bilancio direi niente male, considerando gli spettacoli a cui abbiamo potuto assistere durante tutta la durata del progetto. Il momento di concludere quest’avventura è oramai arrivato, e con un po’ di stanchezza e tanta soddisfazione nel cuore si torna a casa. Alla prossima avventura!

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