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    Lago di Albano

    "Natale ai Castelli Romani 2016"
    By Giasone 3 anni agoNo Comments
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    Il lago Albano, noto anche con i nomi impropri di “lago di Castel Gandolfo” o “lago di Albano”, è il lago vulcanico più profondo d’Italia (168 m), situato in provincia di Roma nell’area dei Castelli Romani, sui Colli Albani.

    Di forma quasi circolare, sulle sue coste si trovano importanti resti archeologici preistorici e romani, come il Villaggio delle Macine, l’emissario artificiale ed i ninfei dorico e del Bergantino, quest’ultimo parte integrante del complesso della villa albana di Domiziano. Presso questo lago si tennero le gare di canottaggio delle Olimpiadi di Roma del 1960.

    Le pendici vulcaniche del Monte Cavo (949 m) dividono il lago Albano dall’altro lago vulcanico del complesso, il lago di Nemi. Comunque i due crateri di Albano e di Nemi sono soltanto i più recenti edifici vulcanici di una lunga ed antica serie. Entrambi si trovano ai bordi del complesso vulcanico dei Colli Albani, il Vulcano Laziale identificabile dall’edificio Tuscolano-Artemisio. I limiti della zona vulcanica sono delimitati da un grande cerchio che, partendo da Albano Laziale, passa per Castel Gandolfo, Rocca di Papa, Marino, Grottaferrata, Rocca Priora, Velletri e Genzano di Roma. Durante la fase terminale dell’attività vulcanica, l’incontro tra masse di magma e falde acquifere favorì la formazione di numerosi laghi, dei quali il lago Albano ed il lago di Nemi sono gli unici rimasti fino ad oggi.

    albano_laziale

    L’attività eruttiva è cessata o in stato di quiescenza da millenni. Alcuni studi hanno ipotizzato che le ultime eruzioni potessero datarsi a circa 5000 anni fa, con fenomeni di ribollimento e tracimazione del lago e conseguenti devastanti lahar su tutta la piana di Ciampino. Oggi è ancora possibile registrare fenomeni vulcanici sia pure di entità modesta, emanazioni gassose tossiche, deformazioni del suolo e frequenti piccoli terremoti spesso in sciami (alcuni dei quali distruttivi in passato).

    Il massiccio dei Colli Albani è costituito in gran parte da materiale vulcanico, che assume diversa consistenza e diversa denominazione a seconda della zona di provenienza. Nell’area tuscolana, ad esempio, si trova un tipo di tufo detto pietra sperone del Tuscolo, così chiamato perché compone l’omonima altura; altrove, nella Valle Latina, abbonda il tufo; tra Marino, Ariccia ed Albano Laziale si scava una pietra chiamata peperino (le cave più celebri della zona erano quelle di Marino, dismesse nel secondo dopoguerra); si trovano anche selce e pozzolana.

    I bordi interni del cratere occupato dal lago sono formati da detriti di falda. Specialmente nel versante orientale sui bordi si trovano dei valloni scoscesi chiamati “pentime”, scavati dall’acqua proveniente dal sovrastante Monte Cavo. Recentemente (2000-2001 e 2010-2011) sono stati compiuti lavori di sistemazione del tracciato di uno dei fossi scavati dall’acqua, quello di Pentima Stalla, per evitare le frequenti inondazioni invernali.

    La spiaggia del lago, invece, è formata da ghiaia ed argilla alluvionale recentemente sovrapposta al riempimento non affiorante, databile al pleistocene. La sabbia è caratterizzata dal colore nero cenere, che dimostra l’origine vulcanica delle rocce da cui proviene.

    Il lago Albano costituisce dal punto di vista ambientale un microcosmo isolato dal paesaggio circostante. Anche se in età antica era stato costruito un emissario artificiale, come tutti i laghi vulcanici, il lago Albano non dispone di fiumi immissari o emissari attivi che possano garantire un consistente ricambio idrico. Il lago riceve l’acqua solo dal bacino imbrifero e da alcune sorgenti sottolacustri.

    lagoParadossalmente, proprio i problemi ambientali della zona hanno finalmente contribuito a focalizzare maggiormente l’attenzione sul bacino del lago Albano e del lago di Nemi. La loro importanza (botanica, archeologica e storica), durante il dopoguerra, era stata trascurata.

    Un recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità si è occupato della caratterizzazione ecologica dell’habitat all’interno del Parco regionale dei Castelli Romani, prendendo in considerazione parametri biologici, chimici, idrologici ed ecosistemici.

    I risultati ottenuti hanno mostrato una situazione alquanto compromessa. Le analisi della componente fitoplanctonica nelle acque lentiche lacustri, in particolare, hanno addirittura permesso il rinvenimento di alcune specie di alghe che, oltre che indicatrici di inquinamento organico, appartengono a generi produttori di tossine.

    Le rive e le acque del lago sono afflitte da seri problemi di inquinamento (ossigeno disciolto nell’acqua, coliformi, rifiuti dispersi nell’ambiente), per cui vige molto spesso il divieto di balneazione in varie zone.

    Ad ogni modo, la flora è composta da piante a grosso e medio fusto (il leccio, il tiglio, i carpini, il nocciolo, la roverella, l’acero, l’ontano, gli olmi ed il pioppo nero) e da arbusti (come il lauro, l’orniello, l’agrifoglio, le ginestre, il biancospino, il sambuco nero, il ligustro, il pungitopo ed il corniolo). Nel sottobosco crescono ciclamini, anemoni, viole, ranuncoli e talvolta fragole e funghi.

    Per quanto riguarda la popolazione animale, vi si trovano il riccio, il tasso, la volpe e lo scoiattolo, seppure notevolmente disturbati dalla massiccia presenza umana. Tra gli uccelli il cormorano, la folaga, la gallinella d’acqua, il germano reale ed in misura minore il martin pescatore, oltre a colonie di gabbiani non stanziali.

    La fauna ittica invece, la più interessante dal punto di vista economico, si compone di pesci d’acqua dolce autoctoni come la rovella, il luccio, il barbo, il cavedano, l’anguilla, la trota, la tinca, lo spinarello e la scardola.

    Diverse sono le specie alloctone introdotte, tra quelle d’acqua dolce: la carpa, il persico sole, l’agone, il persico reale, insieme a numerose specie introdotte d’acqua salata come il cefalo, il latterino ed il Palaemonetes antennarius, un crostaceo.

     

     (Fonte: www.wikipedia.com)

    Categories:
      Approfondimenti, Castelli Romani
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