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    Villa Romana delle Grotte

    By Giasone 7 mesi agoNo Comments
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    Villa Romana delle Grotte                             Portoferraio(Isola d’Elba)

     

    Un po’ di storia …

    Databile al I sec. a.C., la Villa Romana delle Grotte è l’unica delle tre ville d’otium rinvenute all’Isola d’Elba a non aver subito processi di “sovrapposizioni” edilizie nell’arco dei secoli. La struttura quindi, sebbene in abbandono, era ancora sufficientemente leggibile.                                                              Durante la guerra iniziata all’Elba nel 1799 tra i Francesi impadronitisi di Portoferraio e il Regno di Napoli che controllava Porto Longone, il promontorio delle grotte costituì un importante punto strategico per la posizione rispetto alla città di Portoferraio; è presumibile che per l’installazione di batterie militari sulla villa siano stati rasati al suolo i muri degli ambienti che si sviluppavano sulla sommità del promontorio e quelli che delimitavano il giardino. Durante il secondo conflitto mondiale la Francia stava studiando un piano per un’operazione bellica in grande stile sull’Elba, e la mattina del 17 giugno del 1944, ebbe inizio l’operazione “Brassard”, con lo sbarco delle truppe francesi all’Elba nel golfo di Marina di Campo. Nel 1901 fu riconosciuta come sito di ruderi d’importanza regionale per la Regia Soprintendenza, ma solo nel 1960 si avviò la ricerca archeologica per indagare la complessità del sito, guidata dall’archeologo Giorgio Monaco, Direttore dei beni archeologici dell’isola.

     

    La struttura

    L’edificio si presentava con forme compatte, “a blocco”, come sono state definite, che lo facevano svettare sul promontorio. La struttura, che si estendeva complessivamente su una superficie di due ettari, era ripartita su due livelli. Su quello alto – il pianoro – c’erano la parte residenziale di circa 78X78 metri, con un avancorpo rettilineo che si affaccia sul mare; e un grande giardino di 112X46 metri, sul lato est, verso i fianchi della collina. Il piano inferiore era costituito da una doppia struttura di terrazzamento, più basso di circa 5 metri e largo circa 15, che circondava la villa sui tre lati panoramici, tranne quello orientale, che è addossato ai fianchi della collina, e buona parte di quello settentrionale. Per lungo tratto, non continuo, il muro perimetrale nord, che si affaccia sulla costa, era intervallato da esedre semicircolari, sia per il contenimento del terreno che come probabile prospetto scenografico nei lati più visibili dal mare della villa.

    L’edilizia

    La tecnica edilizia è quella classica di epoca augustea in opus reticulatum, di grande effetto cromatico, i cui cubiliaverde scuro sono stati ricavati da rocce ofioliticheestratte dallo stesso sito, e quelli grigio chiaro dai calcari della costa nord circostante. Il tetto era a travi lignee, coperto da tegole smarginate di un rosso vivo, anch’esse di bell’impatto cromatico anche a lunga distanza. Al sottotetto era applicato un controsoffitto in canne rivestite in intonaco e sorrette da una leggera intelaiatura. Gli angoli tra pareti e soffitto erano decorati con cornici modanate in stucco. Le pareti erano coperte da intonaci dipinti con impressioni prospettiche varie, di cui rimangono frammenti. La maggioranza di questi tuttavia mostra intonaci monocromi. Dove si vedono motivi più vari non è possibile riconoscere molto per l’estrema frammentarietà dei reperti, però si riconosce una buona fattura pittorica. In alcuni, dove si intuiscono disegni floreali, è possibile immaginare che figurassero un hortus conclusus. Erano inoltre applicate crustaemarmoree, in palombinoe cipollino.

    La pavimentazione era in opus sectile. Sono state portate alla luce piastrelle di ardesia, palombino e cipollino di diverse forme. Le loro suggestive tricromie geometriche esaltavano soprattutto le stanze di maggior prestigio. Esse formavano molto probabilmente molteplici schemi pavimentali, ma piuttosto classici dell’epoca augustea, come le maglie a nido d’ape, a losanghe, a spina di pesce. Alcuni pavimenti presentavano anche decorazioni a mosaico. Gli scavi hanno portato alla luce due mosaici pavimentali ancora leggibili. Non erano gli unici, poiché furono scoperti altri frammenti.

    Gli ambienti esterni e termali

    Al centro dell’area residenziale si trovava il classico giardino, piuttosto ampio, circondato dal peristilio di colonne in laterizio rivestite di stucco. Esso era fregiato da un coronamento di lastre Campana, con Psiche tra racemi e suonatori, di cui oggi ne rimane solo una perfettamente conservata. Gran parte del giardino era occupato dalla piscina, orientata nordovest-sudest. Sul lato meridionale essa terminava in un’esedra semicircolare. Per tutta la lunghezza della vasca, al centro di essa, corre un condotto in muratura che sbocca nella terrazza sottostante, sul lato mare. Infatti qui si trovava un giardino e, nel muro perimetrale, dove si interrompono le volte verticali, si apriva un ninfeo.

    Della parte residenziale sappiamo poco. Gli ambienti sottostanti più esterni, nella seconda fase di vita della villa, furono invece adibiti a locali di servizio, raccordati da un corridoio e raggiungibili tramite una scala che dall’angolo sud-est del piano superiore scendeva a quelli più orientali. Soprattutto alcuni vani divennero un quartiere termale. Esso era costituito di quattro stanze, tipiche di questi ambienti: il calidarium(la sala riscaldata), i probabili apodyteriume tepidarium(ambienti di passaggio graduale dal caldo al freddo, e forse come spogliatoi), e il frigidarium(la sala non riscaldata, nel cui angolo sud-ovest si trovava probabilmente una vasca per i bagni freddi). Lungo il muro esterno la presenza di finestre ha fatto ipotizzare che nella prima fase della domusin questo versante, il più solatio, vi fosse il già citato criptoportico o una passeggiata invernale.

    Sul lato occidentale si trovava forse l’ingresso principale della villa. Qui sono state scoperte due ampie scale su volte zoppe che confluivano perpendicolarmente a una rampa che immetteva nella zona residenziale. La struttura era dunque altamente scenografica, sia dal punto di vista panoramico che per l’accesso alla villa.

    Nel pianoro orientale, oggi adibito ad accesso dell’area archeologica, si trovava un grande giardino. Lungo tutto il lato sud corrono due muri, che potrebbero essere un’ambulatio coperta per passeggiate estive nella frescura o in caso di pioggia. Nella parte più a monte dell’area si trova la cisterna, separata dall’attuale strada provinciale, e oggi purtroppo abbandonata alla macchia e all’incuria. Essa raccoglieva l’acqua di una fonte del monte Orello. Una seconda cisterna, probabilmente di servizio al quartiere termale, riconoscibile per il rivestimento in cocciopestoaltamente impermeabile, si trovava in tre ambienti chiusi, raccordati tra loro, sotto la suddetta scenografica rampa di scale. Un lucernario quadrato permetteva le periodiche operazioni di pulitura e manutenzione degli ambienti.

     

     

     

    ultime curiosità

    Il ritrovamento nel 2014 di numerosi reperti negli scavi fatti a San Giovanni e nella stessa Villa Romana, hanno portato a scoprire che probabilmente il proprietario della Villa era Marco Valerio Messalla dell’antica e prestigiosa famiglia dei Valeri.

    La scoperta di alcuni bolli apposti su anfore e dolia (contenitori di terracotta di forma sferica adibiti principalmente al trasporto del vino) e incisi da uno schiavo, riportano infatti il nome del proprietario dei dolia e del vino in essi contenuto.

    Questo dato è confermato anche da altre informazioni storiche come una scrittura di Ovidio che conferma l’esistenza di questa antica residenza all’Isola d’Elba di proprietà della famiglia dei Valeri.

     

    Alessandro Alazio

    Michele Barbieri

    Renato Gallicola

    Luca russo

     

     

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