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    Progetto Giasone

    Nuovi Percorsi per giovani Europei.
    Un'iniziativa promossa dal liceo scientifico statale Talete di Roma.

    Riflessioni

    By Giasone 3 anni agoNo Comments
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    Alberto Magro

    L’esperienza che ci è stata concessa con il progetto Giasone è stata stupenda, ho imparato molte cose per quanto riguarda la natura e l’escursionismo, per me è stata la prima esperienza di questo genere e l’ho apprezzata molto, soprattutto perché sono stato insieme ai miei amici e ciò ci ha permesso di legare ancora di più, inoltre ho fatto anche qualche nuova conoscenza. Quando mi è stato proposto di intraprendere questa avventura  non ero molto sicuro di volerlo fare, ma adesso che l’ho portata a termine sono certo che lo rifarei e sono molto soddisfatto di come è andata, anche perché pur essendo passato abbastanza tempo, ricordiamo il viaggio come se lo avessimo fatto una settimana fa.

    Alessandro Barbieri

    L’esperienza fatta all’isola d’Elba con gli altri compagni che partecipavano al Progetto Giasone è stata indimenticabile. Ho trascorso 5 giorni fantastici dove ho vissuto esperienze che mai avrei immaginato. Il primo e l’ultimo giorno li abbiamo passati soprattutto sul treno e sul traghetto mentre nei tre giorni centrali abbiamo sperimentato le vera  e propria esperienza del trekking che si è rivelata assai divertente e in grado di coinvolgerci come gruppo. Non eravamo soli, infatti con noi c’erano due guide simpaticissime che ci hanno accompagnato e ci hanno fatto vivere al meglio l’esperienza del trekking, dandoci man mano durante il percorso tutti i consigli necessari. Inoltre i primi due giorni siamo stati accompagnati da una troupe della RAI che ci riprendeva e ci ha permesso di apparire sul TG2. Grazie a quest’esperienza ho potuto migliorare il rapporto che avevo con i miei compagni e sono stato in grado di conoscere i miei limiti.

    Alessandro Scalzini

    La mia esperienza all’isola d’ Elba è stata bellissima, in questo viaggio ho potuto conoscere molto meglio i miei compagni (cosa che precedentemente era avvenuta solo in parte), e di saper conoscere e superare i miei limiti. Inoltre a guidarci c’erano due guide carismatiche e simpaticissime che ci hanno trasmesso tanta positività e allegria. Il trekking è stata un’ esperienza magnifica perchè mai nessuno sport oltre al calcio è riuscito a trasmettermi tanta voglia di fare, inoltre, è un’attività che richiede il sostegno di un gruppo, e che la rende magnifica proprio per questo

    Arianna Felli

    Questo viaggio è stato molto importante per me perché mi ha permesso di scoprire di più me stessa e le mie capacità, di superare i miei limiti, anche lasciandomi andare. All’inizio volevo partire solo per rivedere l’Isola d’Elba, che è stata per molto tempo il luogo delle mie vacanze estive, ma grazie al tempo e al viaggio stesso posso dire che in realtà sono partita per me stessa perché volevo mettermi in gioco per vedere che insieme agli altri ce la si può fare. Questa cosa per me è molto importante perché sto attraversando ormai da tempo un periodo in cui non riesco più a fare niente soprattutto nella ginnastica, non faccio altro che bloccarmi perché ho paura di fare tutto, non so da cosa derivi ma è così. Quindi proprio grazie a questo viaggio ho riacquistato più fiducia in me e ho capito che molto spesso non serve pensare a cosa può succedere nel fare una cosa, ma si deve fare e basta; infatti noi siamo partiti senza sapere materialmente quanto sarebbe stato faticoso e cosa avremo dovuto affrontare. In più questo viaggio a permesso di conoscerci meglio tra di noi perché è vero che sono tre anni che stiamo insieme quasi tutti i giorni, ma è anche vero che in un ambiente come la scuola non ci si conosce del tutto per come si è veramente. Soltanto trovandoci tutti nella stessa situazione e in ambiente completamente diverso ci ha permesso di conoscerci meglio; mi ha anche molto colpito come gli altri mi abbiano aiutato senza problemi anche solo per scendere un gradino ripido, lo so può sembrare stupida come cosa ma non è scontata.

    Carmen Matrone

    E’ come se in questo viaggio avessi riposto le mie speranze. Sono tornata diversa, felice, libera… come se si fosse realizzato un piccolo sogno, trovare una piccola “famiglia” con cui sentirmi a mio agio. E’ stato un anno duro, pieno di confusione, ma un viaggio è sempre un’esperienza per crescere, per capire… e io in questi giorni trascorsi insieme a dei ragazzi con cui sostanzialmente non avevo mai condiviso momenti importanti, se non qualche uscita, ho ritrovato me stessa. L’unica regola di un viaggio secondo me è non tornare come si è partiti, ma diversi. Ho la consuetudine di non avere grandi aspettative o immaginazioni prima di partire perché non voglio rimanere delusa, ma ho visto una crescita di tutti noi. Siamo cresciuti passo passo lungo il percorso che abbiamo fatto, abbiamo sviluppato un nuovo punto di vista del mondo, imparato ad andare avanti nonostante tutto…  e io ho imparato che non bisogna aver paura di essere sé stessi perché prima o poi ci sarà qualcuno che ti accetterà così come sei.  Questa esperienza è stata formata da tanti piccoli momenti, come le canzoni sotto la pioggia aspettando le decisioni di una giornalista molesta, le ore piccole a giocare a psicologo, i giochi sulla cima del monte Capanne, l’escursione notturna improvvisata, e sono stati proprio questi ad unirci.

    Francesco Colaiocco

    L’esperienza all’isola d’ Elba è stata un’esperienza che ti cambia la vita, una nuova attività e una nuova visione di vita, che ti fa scoprire diversi tuoi pregi e difetti, che ti aiuta a crescere, a conoscere i tuoi limiti e a superarli. Un viaggio così stringe i rapporti tra le persone che lo effettuano, migliora le amicizie e il rapporto umano. Ognuno di noi ha imparato che nonostante le difficoltà molteplici che devi affrontare durante un’escursione, così come nella vita, devi rimboccarti le maniche e trovare una soluzione per andare avanti; naturalmente se hai amici e compagni queste difficoltà vengono affrontate con più facilità. Altra componente che ci ha contraddistinto durante tutte le scalate e durante tutti i giorni è stato il buon umore, grazie al quale riesci sempre ad essere ottimista e ad avere una visione della vita e di ciò che ti succede positiva. È stata un’esperienza, insomma, che ha fatto crescere senza dubbio il mio bagaglio culturale, facendomi coltivare altre nuove amicizie, un’esperienza che spero si possa ripetere al più presto.

    Gabriele Serenelli

    Il progetto giasone è un possibilità con la quale, oltre a viaggiare e quindi scoprire cose nuove, anche a rafforzare i legami di amicizia esistenti e crearne di nuovi. Per esempio ho conosciuto Carmen ma si può dire che ho anche conosciuto Valerio e Alessandro Scalzini, infatti con loro due non avevo mai avuto un vero e proprio rapporto. Il viaggio si è svolto in 5 giorni. Il 9 Marzo, per la prima volta nella mia vita, ho preso il traghetto ed è stato fantastico poter vedere tutto l’arcipelago e la città di partenza che da enorme che sembrava diventava sempre più piccolo. Il primo giorno dopo essere andati al mare, più che al dovrei dire nel, siamo stati in albergo e la sera mi hanno festeggiato tutti quanti e questo mi ha fatto sentire più vicino a tutti. Il secondo giorno è stato il primo giorno di camminata ed è iniziato molto bene infatti in solo mezza giornata sono riuscito a rompere una scarpa per fortuna nella seconda metà mi sono rifatto sì rompendo pure l’altra (ma il bellissimo, gentilissimo e buonissimo professore Mezzetti mi prestò le sue per i giorni a seguire(grazie)). Parlando seriamente il primo giorno di camminata è stato bellissimo perché per la prima volta in vita mia sono arrivato in cima di una montagna, aggiungendo il fatto di averlo fatto seguendo il passo di persone molto più esperte di me, ciò mi rende immensamente felice. Il secondo giorno di camminata non è stato solamente un giorno di camminata, infatti il mattino siamo andati a visitare le grotte di ferro ed è stato bellissimo vedere l’emozione negli occhi della guida quando parlava di suo nonno (il nonno della guida lavorava proprio in quella cava). Il pomeriggio invece siamo partiti dal paese vicino all’hotel e siamo andati su una cima non molto alta ma che aveva dei fantastici bunker della prima guerra mondiale che testimoniavano le condizioni di vita dei soldati, fino a quel giorno ne avevo sentito parlare solo nel libri di scuola o nei film o nei videogiochi, comunque non avevo mai vissuto quell’esperienza, sulla via del ritorno finiamo davanti al mare ed il sentiero passava in mezzo ad una villa, dopo aver scavalcato il cancello e dopo esser riusciti da un piccolo buco nella rete ci ritroviamo su degli scogli bagnati che finivano in mare, pur non essendo molto alti normalmente avrebbero creato preoccupazione ad una buona parte del gruppo, ma grazie allo spirito di confidenza l’uno nell’altro siamo passati sena problemi. Il terzo giorno siamo saliti sulla cima più alta dell’Elba e di fatti la salita me la sono fatta tutta in squat, ma la discesa no, questo grazie al veterano della montagna Colaiocco e gliene sono molto grato io e soprattutto le mia ginocchia. L’ultimo giorno saliamo sulla cima più ventosa dell’Elba ed è proprio lì che mi rendo conto di quanta confidenza sulle mie capacità sono riuscito ad ottenere in questi pochi giorni e di quanto siamo stati capaci di creare un gruppo saldo e forte anche con le guide. Infatti pochi giorni dopo il rientro ci siamo rivisti per andare a mangiare al ristorante e sembrava che ci conoscessimo tutti da una vita.

    Liliana Tarulli

    Il viaggio all’isola d’Elba è stata un’esperienza d’oro, le lezioni sono state utili e neanche troppo pesanti ed il mettere in pratica sul campo quanto imparato nelle mura scolastiche è stato eccezionale. A parer mio la possibilità di avere un riscontro concreto, attraverso la sperimentazione di quanto appreso precedentemente in classe è stato il punto di forza di questo tipo di alternanza scuola-lavoro, che ha rappresentato molto più delle ore simboliche che ci sono state riconosciute. Il viaggio è servito a tutti noi per vivere l’istruzione sotto un altro punto di vista: il legame che si è creato con le fantastiche guide Carolina e Nicola e quello stesso instaurato tra noi ragazzi, ci ha permesso di scoprire noi stessi con leggerezza e curiosità. Nel percorrere i sentieri a volte agiati, a volte impervi dei monti dell’Elba, ogni escursione era una costante ricerca e scoperta dei nostri limiti, dei punti di debolezza ma anche e soprattutto di quelli di forza e delle nostre capacità. Fondamentale secondo me è stato anche l’aspetto della resilienza: tutti sapevamo dove saremmo dovuti arrivare e in un modo o nell’altro assieme abbiamo sempre raggiunto la cima. Grazie a quest’esperienza coinvolgente da tutti i punti di vista, essendo completamente immersa nella natura, passo dopo passo, paesaggio dopo paesaggio mi sono messa sempre un po’ di più alla prova e una volta tornata a scuola sono rimasta travolta dalla consapevolezza di quanto possa essere bello crescere e imparare sia nella propria individualità, sia come gruppo. Mi auguro di poter ripetere questo tipo di avventura anche il prossimo anno!

    Luca Andreani

    L’esperienza vissuta durante il viaggio è stata fantastica ed irripetibile, resa ancor più fantastica dalla presenza di Nico e di Caro che grazie alla loro esperienza sul campo ci hanno fatto notare delle piccole cose, che noi inesperti, non avremmo mai potuto notare. Un viaggio che ha permesso di unire un gruppo classe( già solido), e di creare una catena indistruttibile. Il superamento di asperità e di ostacoli durante il percorso mi ha permesso di crescere come persona e mi ha fatto capire che quando le cose si fanno in gruppo è più facile abbattere i propri limiti . Un’esperienza che consiglierei a tutti i miei amici e che personalmente rifarei( ma solamente  se si va al piccolo hotel versilia  che ha un’ottima cucina e dove l’unica pecca è il biliardino poiché vi sono molti goal fantasma).

    Nada El Beltagy

    Premettendo che, prima di partire ero abbastanza timorosa dell’escursione lungo la Grande Traversata Elbana che ci attendeva. Io, ragazza non sportiva, che quasi non sa neanche cosa significhi praticare uno sport, che sarebbe partita per fare quasi 20 km quotidiani di camminata in montagna, senza avere la minima idea di ciò che le aspettava… proprio non mi tornava!

    Nonostante l’ottima preparazione che stavamo avendo, infatti, continuavo ad avere paura e a chiedermi sempre il motivo per il quale abbia aderito a un progetto del genere (pensavo fosse follia totale), immaginando me stessa lì in mezzo alle montagne, con un attacco di panico, mettendo in difficoltà tutto il resto del gruppo. Insomma, mi sentivo un po’ fuori luogo… mi sentivo una povera incompetente fra ragazzi che bene o male hanno sempre praticato sport (che poi lo sport c’entra poco o niente con l’escursionismo), convinta che non ce l’avrei mai fatta, che l’ansia e la paura mi avrebbero sicuramente sopraffatta e che non sarei mai riuscita ad arrivare a quelle altezze senza sentirmi male seriamente (sì, lo pensavo con convinzione). Ero sicura che nel cammino avrei fermato il gruppo ogni 10 min. per chiedere aiuto, imbarazzandomi e sentendomi una delusione… e tanti altri pensieri negativi mi affollavano la mente.

    Ammetto che dopo le prime lezioni pensavo seriamente di lasciar stare e non partire più, di scusarmi con il professore e dirgli che non mi sentivo pronta per un’esperienza così nuova e diversa per me, che non me la sentivo di farcela, che avevo paura di rappresentare una difficoltà per gli altri e che non volevo… Ho pensato di arrendermi: “Tanto è inutile, lo so, ci ho provato tanto e succederà sempre la stessa cosa: non ci riuscirò.”

    Ma poi ho riflettuto approfonditamente… Davvero vuoi arrenderti? Davvero vuoi toglierti una possibilità del genere? Cosa fai? Neanche ci provi? Anche se ti dovessi trovare in difficoltà, che potrebbe mai succedere? L’ha detto anche Nicola, no? “Un bravo escursionista non è colui che arriva in vetta, ma colui che riesce a tornare a casa.” Ha detto che “Si avvisa sempre se ci sono difficoltà”, quindi perché non dovrei farlo io, e perché dovrei vederlo come un problema? “È normale avere paura. Anzi: spesso, molte persone anche soltanto non sentendo l’asfalto cominciano ad impaurirsi della montagna; ma le paure affrontandole, si superano.”

    Avevo deciso di provarci, dunque. Sì, per me stessa, ma anche per il professore che è sempre stato disponibile ad aiutarmi e ad aiutare tutti noi… dovevo dimostrargli e dimostrare a me stessa che in qualche modo ci stavo provando, che seppur con tanto timore, stavo tentando di migliorare, di cambiare e di abbattere quella maledetta ansia che governava la mia vita. In parte, ho sempre continuato a coltivare la paura, ma è naturale: fa parte dell’essere umano. Ma fa parte di lui anche superare e attenuare questo sentimento.

    Non mi sarei mai potuta immaginare che questa esperienza sarebbe stata così positiva quanto fondamentale per la mia persona.

    Incredibile, ma vero: camminando mi sentivo libera, forte e felice. Mi sentivo diversa nel vero senso della parola. Riuscivo a superare ogni tipo di difficoltà senza ansia o paura, ma anzi con tanto entusiasmo e con tutta la voglia del mondo di continuare e mai di fermarmi. Sentivo che qualcosa in me stava cambiando… Quella Nada tranquilla, rilassata, allegra e forte mi piaceva e non volevo se ne andasse più!

    Nicola e Carolina ci dicevano sempre che “Non si torna mai gli stessi da un’escursione.”                                                          Allora non capivo, ma ora so cosa significa. Caspita se è così! È davvero incredibile come alcune esperienze possano letteralmente cambiarti la vita, e partecipare al Progetto Giasone in qualche modo mi ha cambiato la vita. O almeno se non la vita, mi ha cambiato il modo di vivere i miei giorni. L’escursionismo mi ha insegnato moltissimo a livello personale e non solo. Mi ha insegnato che le difficoltà ci sono, ci sono eccome nel cammino di montagna, come nel cammino della vita. L’importante però è cercare sempre di superarle, di risolvere i problemi e di abbattere gli ostacoli concreti e astratti che si possono presentare, perché a ogni piccola difficoltà, non ci si può fermare in montagna, così come non ci si può fermare nella vita. Non che questo non lo sapessi prima di partire per l’Elba, ma non l’avevo mai sperimentato e vissuto così intensamente in prima persona. Ho imparato che la vetta è lì: non importa come ci si arriva, se con facilità o con difficoltà, perché il risultato è lo stesso: ci si arriva. Semplicemente, ognuno ha il suo passo, le sue scelte. Il cammino non è altro che la causa, senza la quale non si raggiungerebbe la vetta, per cui, anche se tortuoso e difficoltoso, bisogna sempre esserne fieri e non denigrarlo. Analogamente, tutto si può applicare alla vita: i nostri sogni, i nostri obiettivi sono la vetta. Se si vuole davvero raggiungerli allora è necessario che non ci si arrenda mai. Si deve tentare, se necessario anche mille volte, ma mai arrendersi o farsi abbattere dalle proprie paure (di cui, tra l’altro, ho capito essere noi stessi i principali artefici). Non importa qual è il percorso fatto, perché ognuno costruisce il suo, seguendo le proprie possibilità e i propri tempi.

    In montagna ho potuto osservare e ammirare il mondo che ce lì fuori, oltre la scuola, oltre lo studio e oltre l’artificiosa quotidianità in cui siamo sommersi e fonte di stress continuo. In mezzo alla natura, è cambiata la mia percezione e il mio sguardo verso tutto ciò che mi circonda, persino verso me stessa. Ho potuto vedere quanto è davvero poco ciò che vediamo del mondo, e quanta immensità ci sia, di cui non tutti hanno la possibilità di ammirarne la straordinarietà. Ho sviluppato una sensibilità diversa, che mi ha permesso di avere una visione più ampia degli eventi, e di cogliere il senso di un’esperienza nella sua interezza, senza isolare il singolo episodio, positivo o negativo che sia. All’Elba, senza paura di essere giudicata e con la libertà di scoprire i miei limiti… ho riscoperto me stessa. Ho scoperto in me stessa un lato migliore, di cui non conoscevo l’esistenza. Tutto ciò però è stato possibile anche grazie all’appoggio, all’aiuto e alla disponibilità ricevuti, all’atmosfera di positività ed empatia che si è venuta a creare, alla collaborazione e alla cooperazione da subito presente nel gruppo. Oltretutto, quest’esperienza credo sia stata fondamentale anche per noi come gruppo… ci siamo potuti confrontare in un ambiente e in circostanze differenti dal solito, cosa che ci ha permesso di conoscerci più profondamente e, perché no, di intensificare il nostro rapporto.

    Se tornassi indietro nel tempo rifarei senza dubbio un’esperienza del genere, che, a mio avviso, è stata unica, da tutti i punti di vista. E se proprio vogliamo dirla tutta, visto che in me è nata una nuova passione… forse Pirandello aveva ragione quando disse che “Ciò che conosciamo di noi stessi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.”, forse eh! 😉

    Sara Bartolini

    Cos’è stato per me questo viaggio? Diciamo che, anche rischiando di approdare nella banalità, ammetto di non trovare parole per spiegare ciò che questa esperienza ha significato. Innanzitutto la partecipazione me la sono dovuta sudare, trovandomi, al momento dell’adesione, in una condizione  tale da non avere la certezza di poter affrontare il viaggio. Ed è stata proprio l’idea di poter prendere parte a questa imperdibile occasione, che ci veniva data, a spingermi ad impegnarmi al massimo nel superare l’ostacolo, che da essa mi divideva. Il Progetto Giasone mi ha insegnato tre grandi valori: la determinazione, l’imprescindibilità dell’amicizia, e lo stupore per le cose più semplici. Dunque “volere è potere”, ma solo se con le persone giuste al proprio fianco, e senza dare nulla per scontato. Tutto questo è stato possibile grazie al grandioso professor Mezzetti, che per mesi, proponendo l’iniziativa, ci ha fatto innamorare di qualcosa che ancora non conoscevamo, e alle nostre fantastiche guide Nicola e Carolina. L’apposizione “guida” li può senza dubbio descrivere per il lavoro che svolgono, ma non per ciò che sono stati per noi ragazzi. Le barriere ipoteticamente imposte dalla differenza d’età non si sono mai presentate, ma al loro posto si è instaurato un rapporto di pura simbiosi.

    Risultato? La natura e il contatto ottenibile dall’attraversarla sono entrati a far parte dell’immenso, che tanto mi appassiona.

    Valerio Santoboni

    L’esperienza del trekking all’Elba è stata per me molto importante sotto molti punti di vista, andando ben al di là delle mie aspettative. Nonostante avessi gia fatto esperienze di trekking, grazie alle guide che ci hanno seguito, sia nella preparazione che durante il cammino, ho potuto accrescere le mie competenze e tornare a casa con un bagaglio di nozioni ed esperienze che mi aiuteranno ad affrontare meglio i trekking futuri. Camminare nella natura, vivere con semplicità, superare i propri limiti un passo dopo l’altro, sono concetti che fin da piccolo fanno parte della mia esperienza personale. In questa esperienza ho potuto constatare come una passione può trasformarsi in un lavoro e questo mi ha aperto nuovi orizzonti. Vivere quest’esperienza con i miei compagni è stato il valore aggiunto più importante. Camminare insieme, sostenerci, scherzare, godere della semplicità di un panorama, ha creato un clima bellissimo. Ci ha permesso di conoscerci e comprenderci meglio, creando fra noi un legame più forte che spero ci consentirà di vivere meglio anche la quotidianità a scuola.

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