Commenti recenti

    Progetto Giasone

    Nuovi Percorsi per giovani Europei.
    Un'iniziativa promossa dal liceo scientifico statale Talete di Roma.

    Monte Molare

    By Giasone 1 mese agoNo Comments
    Home  /  Costiera Amalfitana  /  Monte Molare
    IMG_20190405_155636

    Monte Molare

    INQUADRAMENTO GEOGRAFICO: La costiera Amalfitana è il tratto di costa campana, situato a sud della penisola sorrentina, che si affaccia sul golfo di Salerno; è delimitato a ovest da Positano e a est da Vieri sul Mare. La Costiera Amalfitana è il tratto di costa a sud della penisola sorrentina
    ad ovest di Salerno. La penisola sorrentina è una penisola italiana protesa nel mar Tirreno nonché una delle principali mete turistiche della Campania. Sul lato che affaccia nel golfo di Napoli, costituisce la costiera sorrentina, mentre nel lato che dà sul golfo di Salerno forma la costiera amalfitana. È ricca di zone famose per le loro bellezze storiche e naturali. Tutte le località della penisola hanno una antica e consolidata vocazione turistica e sono conosciute in tutto il mondo. Il territorio è completamente attraversato dalla catena montuosa dei Monti Lattari, che degradando verso ilmare terminano con la località di Punta Campanella. Di fronte a Punta Campanella, c’è l’isola di Capri che un tempo era attaccata alla penisola sorrentina e attualmente ne rappresenta un ideale proseguimento.

    AREE PROTETTE: La Campania è ricca di favolosi paesaggi ed aree naturali incontaminate, dove flora e fauna meritano un trattamento speciale. Circa un quarto della superficie della regione è stato dichiarato area protetta, tra parchi, oasi, riserve naturali, riserve marine, riserve del WWF. Le più importanti sono i due Parchi Nazionali: quello del Vesuvio, tra Napoli e la Penisola Sorrentina, e quello del Cilento e Vallo di Diano, al sud della Campania. I Parchi Regionali sono più numerosi, uno dei quali è quIMG_20190405_140343ello dei Monti Lattari, parte della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana, che include anche la Riserva Naturale Valle dlle Ferriere a Scala. Tra le poche Aree Marine Protette citiamo il Regno di Nettuno, che circonda le isole di Ischia, Procida e Vivara, e Punta Campanella, attorno alla punta della Penisola So
    rrentina, che include l’Area Naturale della Baia di Ieranto. Ad esempio, una delle aree protette più importanti è il Parco Regionale dei Monti Lattari. Esso ha una superficie di circa 160 km² composta dalla catena dei Monti Lattari da cui prende il nome. Questo Parco Regionale copre la quasi totalità della Costiera Amalfitana, sfociando sul resto della Penisola Sorrentina. Le montagne rip
    Monte Molaride, che si tuffano a picco nel Mar Tirreno verso il Golfo di Salerno, ne disegnano gli unici paesaggi, punteggiati da piccoli villaggi che, hanno imparato a sfruttare le caratteristiche della combinazione di questi due elementi apparentemente contrastanti, mare e montagna. Tutti questi paesini sono collegati da una fitta rete di sentieri che trapassano l’intera penisola, un tempo l’unico modo per raggiungerli via terra, oggi invece sono molto apprezzati dagli escursionisti, ed il Sentiero degli Dei, che porta a Positano da Agerola, è il più famoso tra questi.

    GEOLOGIA: La costiera amalfitana rappresenta uno dei tratti più suggestivi della costa tirrenica, l’aspetto selvaggio e
    imponente delle indamente incise da vivaci torrenti, boschi mediterranei con essenze arboree di macchia. La geologia è costituita da successioni carbonatiche di età compresa trail Triassico Superiore ed il Cretaceo, di colore bianco e/o grigio massicci, a volte suddivisi in banchi, deposte in ambiente di mare poco profondo, con spessori che raggiungono diverse migliaia di metri. I prodotti piroclastici del vulcanismo vesuviano ricoprono, con spessori variab
    ili, le formazioni dolomitico – calcaree. Il paesaggio è modellato da forme carsiche dovute alla dissoluzione del caronato di calcio che produce “erosione” e deposizione con formazioni, di stalattiti e stalagmiti. Le forme che ne derivano possono essere superficiali (epigee) come le doline, e gli inghiottitoi o profonde (ipogee) quali grotte, gallerie e cavità, molte delle quali ancora inesplorate.

    FLORA: Per quanto riguarda la coltivazione in questa regione, l’unica soluzione per trovare spazi utili alla coltura sono i terrazzamenti per agrumeti, vigneti e ulivi i quali offrono prodotti tipici, come i limoni di Amalfi. Gli alberi più comuni che si sviluppano con un clima adatto alla crescita della vegetazione sono i lecci e gli ulivi, ma anche i pini che popolano gran parte della Costiera Amalfitana. Una delle specie ormai i
    IMG_20190405_153859n estinzione è la palma nana che può essere avvistata solo in alcune piccole zone della regione.

    ASPETTI STORICI DELLA COSTIERA AMALFITANA: La Costiera Amalfitana nell’antichità fece parte dell’impero romano e a testimoniacontaminate alture calcaree dei Monti Lattari ricoperte da ulivi verde cenere e allo tesso tempo, terra dalle morfologie molto aspre profonza di ciò troviamo varie ville sulle coste. Durante la guerra greco-gotica gli abitanti si allearono coni Bizantini, che una volta finita la guerra diedero loro maggiore autonomia dall’impero. Nell’839 Amalfi fu conquistata dal principato longobardo di Salerno, ma dopo pochi mesi si riunì di nuovo all’impero, ma di fatto diventò autonoma: così si formò la Repubblica di Amalfi, che nel X secolo divenne un ducato. Ebbe la massima espansione tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI, all’epoca del duca Mansone I. Conquistata dai Normanni nel 1136,
    la Costiera in seguito cadde in miseria, anche per le scorrerie di Pisa. La bellezza della costiera fu “scoperta” nell’Ottocento, durante il Grand Tour.

    ASPETTI STORICI DELLA PENISOLA SORRENTINA: La Penisola Sorrentina ha sem
    pre costituito un polo di attrazione per le società umane dall’antichità ad oggi. Il nome della penisola è dato dal suo comune più importante ovvero Sorrento il cui nome deriva dal greco Surreo e questo ci lascia intuire che fu una base delle rotte commerciali elleniche. Conquistata prima dai sanniti nel IV secolo e poi dai romani divenne una delle località di maggior rilievo turistico dell’impero romano quando l’intero Golfo di Napoli divenne luogo di riposo e ozio per i cittadini danarosi. La caduta dell’impero romano e le invasioni barbariche rappresentarono un periodo di caos anche per l’intera penisola che si vide passare di mano tra goti, longobardi e bizantini fino a diventare un ducato autonomo.
    La conquista di Ruggero il Normanno fece perdere a Sorrento ogni autonomia. Attiva nei commerci e prospera, la città di Sorrento ha dovuto confrontarsi spesso con i pirati saraceni che riusciono ad espugnarla e metterla a ferro e fuoco nel 1558. Un vero e proprio disastro da cui le popolazioni locali fecero fatica a riprendersi e che impose l’investimento di fortissime risorse per il miglioramento dell’intera struttura difensiva con interventi alle mura cittadine e la costruzione di torri di avvistamento. Nel 1648 Sorrento si vide costretta a resistere ad un assedio di 14 mesi da parte delle armate di Giovanni Grillo durante il periodo delle rivolte antispagnole. I soldati francesi al comando di Gioacchino Murat combatterono accanitamente con gli inglesi per non perdere l
    e posizioni strategiche garantite dalla Penisola Sorrentina. Con l’ottocento Sorrento diventa una destinazione di rilievo del Grand tour accogliendo i giovani eredi delle famiglie ricche europee. Inizia in questo periodo una tradizione turistica che ancora oggi rappresenta la principale vocazione del territorio sorrentino.

    LE REPUBBLICHE MARINARE: Amalfi, Pisa, Genova e Venezia furono Repubbliche Marinare. Queste città furono le prime a concepire il Mar Mediterraneo come sede di commerci con arabi e bizantini, teatro di scorrerie piratesche e di viaggi di pellegrini. La prima Repubblica Marinara fu Amalfi. Nel VI secolo Amalfi divenne sede vescovile e nel Settecento fu attaccata dal duca Arechi di Benevento, riuscendo però a vincere grazie

    all’aiuto di Napoli. Il secolo successivo Amalfi fu nuovamente invasa da Benevento che, comandata dal duca Sicardo, deportò parte della popolazione. Quando quest’ultimo morì in seguito a una congiura, gli amalfitani tornarono a casa autoproclamando l’indipendenza di Amalfi dal Ducato di Napoli. Da questo momento in poi la novella Repubblica cerco di proteggere la propria autonomia stringendo alleanze con città vicine. Ad esempio quando Benevento si frantumò nei ducati di Salerno, Capua e Benevento, Amalfi intervenne in difesa di Salerno liberandone il signore catturato dai Tarantini. In seguito quando papa Leone IV avviò una guerra contro i Saraceni, la flotta amalfitana si schierò al fianco dei napoletani e di Gaeta sconfiggendo gli infedeli non lontano da Ostia. Tra una battaglia e un salvataggio, Amalfi rafforzava sempre più il proprio commercio avviando traIMG_20190405_131310ffici redditizi anche con l’Egitto e la Palestina. Nell’XI secolo, queste scelte portarono la città campana a essere uno dei centri più popolosi del Mediterraneo. Risalgono, inoltre, a questo periodo alcuni importanti costruzioni amalfitane come l’Arsenale, dove si realizzavano imponenti imbarcazioni. La città si specializzò anche nella produzione di carta applicando una tecnica di lavorazione orientale appresa attraverso la mediazione araba. Ma la testimonianza più importante della potenza commerciale di questa Repubblica fu la Tabula Amalphitana. La Tabula regolò la navigazione del Mediterraneo fino al XVIII secolo fino a quando il Consolato del mare di Barcellona introdusse nuove regole marittime. La storia della Repubblica amalfitana finì quando nel 1131 la città capitolò al lungo ass

    edio del re normanno Ruggero II. Alla perdita dell’indipendenza seguirono, dopo pochi anni, due terribili saccheggi da parte della flotta pisana. Un violento maremoto del 1343 distrusse, infine, le attrezzature portuali, le strutture urbane e agricole situate lungo il litorale.

     

    Giovedì 4 aprile, giorno tre, Costiera Amalfitana

    In questa giornata, pochi dell’intero gruppo hanno affrontato il percorso, uno dei più belli a detta di coloro che so
    no andati, a causa degli inconvenienti accaduti il giorno prima durante l’escursione. Coloro che sono rimasti in albergo hanno effettuato in mattinata le loro ricerche utili per il lavoro finale e successivrosatelli giasone 2amente s
    i sono recati in spiaggia tutti insieme, accompagnati dal professor Mezzetti, per consumare il loro pranzo al sacco.

    Per coloro che sono andati la giornata è cominciata abbastanza presto, dopo che una volta fatta colazione sono partiti con il pullman. La strada per arrivare ai piedi del monte era abbastanza lunga, e il traffico era decisamente tanto, ma una volta scesi si sono subito messi in cammino arrivando prima fino ad un bivio con un ristorante messicano al lato. La tappa fino a qui non era difficile, tranne per un pezzo in salita dove c’erano gradini, ma quella era più trauma da percorsi precedenti. Una volta trovato il percorso corretto e dopo averlo seguito per un po’ sono stati accolti dalla splendida vista di uno strapiombo che dava su tutta Sorrento e sul Vesuvio, che era bellissimo, ma a guardar giù l’altezza faceva girar la testa. Dopo due o tre ore di percorso hanno mangiato il pranzo, apprezzando il fatto che quel giorno le fette di salame sul panino erano due, e una volta rimessi in marcia dopo aver bevuto da una piccola sorgente di acqua fredda ma deliziosa erano ormai ad un paio d’ore di distanza dalla vetta, e a parte l’ultimo pezzo in forte salita il percorso fino alla vetta del Monte Molare è stato tranquillo e non troppo stancante. Da sopra il monte la vista era splendida, si potevano vedere entrambe le costiere dallo stesso posto, il mare era calmo e pulito e il cielo non era mai stato così limpido in quei giorni; davvero una vista fantastica.

    Per la discesa hanno costeggiato la cresta della montagna, e alla fine il ritorno è stato tranquillo, anche se è sembrato molto più lungo, e dopo quella che sembrava un eternità sono sbucati nella piazzola da dove eran partiti, e da lì sono tornati al villaggio in pullman.

    L’ALTA VIA DEI MONTI LATTARI: Montagne a picco su un mare cristallino, un clima paradisiaco, incantevoli borghi rurali ma anche biodiversità ambientale. Tutto questo è la costiera Amalfitana, uno dei luoghi più belli e rinomati al mondo. Inserita non a caso tra i Patrimoni dell’Umanità Unesco per la sua unicità ambientale e paesaggistica, la costiera amalfitana è uno dei luoghi da visitare almeno una volta nella vita. Già metaIMG_20190405_140337 di villeggiatura in tempi antichi e poi importante repubblica marinara. L’itinerario si snoda tra paesaggi mozzafiato e per la sua unicità mette d’accordo sia alpinisti provetti che amanti del mare. Fra i numerosi Trekking disponibili in Costiera Amalfitana, precisamente sui Monti Lattari, l’Alta via dei Monti Lattari, sentiero CAI 300, é sicuramente quello più lungo e impegnativo. Un trekking lungo ben 90Km che sà donare una veduta a 360° di tutta la Campania e delle sue provincie. Partendo da Corpo di Cava (SA) si giunge fino a Termini (NA), passeggiando fra sentieri di mare e montagna, fra boschi e pietraie, e perfino con tratti di semi-arrampicate; il tutto ammirando panorami e vedute di incomparabile bellezza. Lungo il percorso si affronta un dislivello totale di ben oltre 1300 metri; si passa, infatti, dai 0m s.l.m. di Recommone, ai 1316m s.l.m. della Vetta del Monte Cerreto. Il trekking può essere percorso interamente fra i 4 e i 6 giorni di cammino, e comprende taluni tratti di difficoltà EE (per escursionisti esperti).

    LA FAGGETA DEL MONTE FAITO: Il monte Faito è interamente ricoperto di faggete, foreste di faggi, ed, infatti, “Faito” è proprio una denominazione popolare derivante da “faggeta”. I faggi monumentali, possiedono eccezionali caratteristiche biologiche, incarnano l’essenza stessa dell’albero monumentale, basti pensare che alcuni di questi faggi (dal tronco che supera abbondantemente i 6 metri di circonferenza e chiome che si elevano altissime e maestose), superano abbondantemente i 400 anni di età, e sono tra gli esemplari più longevi conosciuti in Italia. Smisurata è anche la valenza storico/culturale di questi esemplari, i Faggi secolari del Faito sono, infatti, testimoni viventi della ormai estinta industria della neve. Questi alberi bordano le neviere, assicuravano le condizioni ideali affinché il gelido e prezioso carico resistesse senza sciogliersi fino ai mesi estivi, quando la neve veniva cavata e trasportata in blocchi, per essere venduta in tutti i paesi della Penisola Sorrentina e del vesuviano. Il ruolo dei Faggi era quindi fondamentale per questa industria, tanto importante da meritare la protezione di apposite leggi che ne vietavano il taglio. L’industria della neve ha cessato di esistere nei primi anni del ‘900 con l’avvento delle moderne macchine per la produzione del ghiaccio, da quel momento un velo di silenzioso oblio, ha ammantato l’importante ruolo rivestito dai nostri maestosi Faggi, quasi del tutto dimenticati e spariti dalla memoria collettiva.

    LE NEVIERE: Le antiche neviere erano utilizzati per la produzione del ghiaccio. Le prime notizie sulle neviere, sulla commercializzazione della neve risalgono al XVII secolo. La neve fin da epoca antichissima, è stata utilizzata dalle popolazioni delle montagne, come una risorsa da utilizzare soprattutto nel periodo estivo ma anche per scopi curativi, conservazione degli alimenti e refrigerazione di bevande. Dal cinquecento all’ottocento si ebbe un gran rilievo della commercializzazione della neve. Nelle zone più esposte al vento del nord ed in località di fitta boscaglia, non penetrata dai raggi solari, si soleva predisporre capienti neviere scavate nel terreno. La neve stipata così manteneva una temperatura sotto lo zero e si conservava per tutto il periodo estivo. I proprietari delle neviere la rivendevano ai vari bottegai locali guadagnandosi così da vibere. Le neviere presenti sui monti del Partenio erano di due tipologie: quelle ubicate nei pressi del comune di Monteforte Irpino e quelle realizzate sul campo Maggiore di Montevergine. Le neviere di Campo Maggiore a Montevergine, a 1300 metri di altezza, verso la metà dell’800, centinaia di persone lavoravano in quella che era la più importante fonte di approvvigionamento di neve. Sono ancora visibili alcune di quelle grosse fosse circolari scavate nella terra, nate proprio durante quel periodo per raccogliere la neve che cadeva durante i mesi invernali. Migliaia di quintali di neve si pigiavano e si conservavano fino all’estate successiva per poi essere trasportata con centinaia di carri. Le prime erano costruite, con un muro di tufo o di pietra calcare che serviva a contrastare la spinta proveniente dal terreno circostante. Mentre, quando esistente, la copertura era formata da coppi e tegole di laterizio, solitamente a doppio spiovente, sostenuta da strutture in legno, con una piccola apertura laterale a livello di campagna chiusa da una porta in legno che serviva a coibentare la camera interna. Le seconde, invece, erano enormi fossati ricoperti di fogliame e protetti dai raggi solari, attraverso le chiome degli alberi posti sul perimetro della fossa. Il territorio che ebbe un importanza particolare per il commercio della neve, negli ultimi decenni dell’ottocento, soprattutto con la città di Napoli che consumava la quasi totalità della produzione di ghiaccio, fu quello dei monti del Partenio, che comprendeva i comuni di Avella, Mugnano del Cardinale, Summonte, Ospedaletto e Mercogliano.

    LE CASTAGNE: La castagna è un achenio, frutto del castagno, deriva dai fiori femminili racchiusi da una cupola che poi si trasforma in riccio, ha un pericarpo liscio e coriaceo bruno scuro, all’apice è presente la cosiddetta torcia, mentre alla base è presente una cicatrice denominata ilo. La forma dei frutti varia a seconda della varietà delle castagne, del numero e della posizione che essi occupano all’interno del riccio. Non si conoscono le esatte origini del castagno. Ritrovamenti di reperti fossili attestano che l’albero dovrebbe derivare da un ceppo originatosi nel Terziario, circa 10 milioni di anni fa e che in periodo a clima caldo si era diffuso in Asia, in Europa e nelle Americhe. Nel Novecento la castanicoltura italiana si evolve in maniera travagliata: nella prima metà del secolo, con le sue produzioni diversificate, la castanicoltura continua a mantenere un ruolo strategico per la sopravvivenza di una larga fascia di popolazione della montagna italiana. La castagna ha rappresentato per lungo tempo una delle fonti principali per l’alimentazione e non a caso è stata soprannominata “il cereale che cresce sull’albero”, perché molto simile al riso ed al frumento dal punto di vista nutrizionale. La castagna è un alimento sano, molto nutriente e multifunzionale. La castagna fresca ha un contenuto d’acqua del 50% circa (secca del 10%), un contenuto calorico di 200 kcal ogni 100 g (secca 350Kcal/100 g), un buon contenuto di fibra (7-8%), un eccellente apporto di glucidi zuccherini e amilacei (35% circa), un discreto contenuto di proteine di qualità, una bassa percentuale di grassi (3 g/1 hg), un’alta percentuale di potassio, altri sali minerali come magnesio, calcio, zolfo e fosforo; infine, possiede vitamine idrosolubili (B1, B2, PP, C).

    IL CARSISMO: Il carsismo è una particolare forma di modellamento superficiale e sotterraneo causata dall’azione delle acque meteoriche, sorgive e profonde su alcune rocce, tipico della regione italo-slovena del Carso, un altopiano delle Alpi orientali. Le aree in cui si presenta il carsismo hanno queste caratteristiche: presenza di rocce superficiali solubili(calcari, dolomie o evaporiti); precipitazioni meteoriche abbondanti; superfici complessivamente subpianeggianti, prive di rilievi marcati, presenza di sistemi di fessurazione delle rocce, notevole aridità con scarsa vegetazione perché manca una circolazione superficiale. L’erosione carsica è dovuta alla dissoluzione del carbonato di calcio. Il carbonato di calcio (calcare) è poco solubile nell’acqua pura, ma quando si scioglie in essa una certa quantità di anidride carbonica (CO2), si forma acido carbonico (H2CO3). L’acido scioglie il calcare (CaCO3) formando il carbonato acido (bicarbonato) di calcio (Ca(HCO3)2) che è solubile e viene allontanato rapidamente. La formazione di depositi calcarei avviene quando si realizza la precipitazione del carbonato di calcio, cioè la reazione inversa rispetto alla precedente: il bicarbonato di calcio, disciolto nelle acque circolanti in superficie o nel sottosuolo, viene trasformato in carbonato di calcio insolubile che precipita, formando depositi e concrezioni calcaree. Ciò si verifica quando la concentrazione di CO2 contenuto nell’acqua diminuisce oppure quando l’acqua evapora. Nelle regioni carsiche si creano in superficie le condizioni per la dissoluzione del calcare, mentre nel sottosuolo si realizzano condizioni che permettono la precipitazione del carbonato di calcio. Queste coltri residuali sono insolubili, restano in superficie e riempiono le cavità e le depressioni lasciate dalla dissoluzione. Nelle zone depresse si forma così un suolo, di potenza ridotta, in grado di trattenere acqua e utilizzabile per le coltivazioni per la sua fertilità. Esistono anche altre forme di erosione superficiale tipiche del carsismo, come torri, canyon, gole e valli scavate dalle acque. Ci può essere anche una forma di deposito superficiale, il travertino, in prossimità di sorgenti o di cascate.

    Categories:
      Costiera Amalfitana, Diario di viaggio e approfondimenti, III giorno
    this post was shared 0 times
     000
    About

     Giasone

      (52 articles)

    Leave a Reply

    Your email address will not be published.