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    Positano, Massa Lubrense e Sorrento

    By Giasone 1 mese agoNo Comments
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    Positano, Massa Lubrense e Sorrento

    Ciao Carla,

    Buongiorno da Sorrento! Avevi ragione, così come mi avevi preannunciato, è una città molto suggestiva ed è quasi impossibile distinguere il mare dal cielo vista dall’alto. Siamo partiti la mattina da Positano dove alloggiavamo, e abbiamo percorso un sentiero attraverso i grandi limoneti che ci avrebbe portato a destinazione. Il profumo era inconfondibile e i colori della natura erano vivaci e allegri. Abbiamo incontrato per giunta molti pastori intenti nelle loro attività giornaliere dedite alla cura della casa, alla coltivazione e al pascolo. Verso la fine del percorso ad indicare che ci stavamo avvicinando alla città vi erano due madonne: Massa Lubrense e l’altra Sorrento affiancate da un pino centenario poiché in precedenza, come ci ha illustrato la guida locale, erano gli alberi che delimitavano i confini del territorio. Della città sSenza titouloai già tutto, abbiamo avuto del tempo a disposizione per visitarla in attesa del pullman che ci avrebbe riportato a casa. Non è stata una camminata faticosa al contrario delle altre giornate perché il sentiero era piuttosto pianeggiante, fatta eccezione per un tratto iniziale, e nonostante molti di noi portassero due zaini poichè si trattava di prepararsi per il ritorno non abbiamo avuto particolari inconvenienti. Non vedo l’ora di poterti raccontare meglio di persona, nel frattempo ti mando dei saluti con questa cartolina!!

    A presto

    1. FLORA E FAUNA

    Gli alberi più comuni che crescono in queste condizioni sono i lecci e gli ulivi ma anche i pini che, con le sue tre diverse specie (pino marittimo, da pinoli, d’Aleppo), popolano gran parte dei paesi della Costiera Amalfitana e Sorrentina. Una citazione particolare merita l’euforbia arborea che determina i colori del territorio nelle varie stagioni: verde in inverno, giallo in primavera e rosso all’inizio dell’estate.Visitare la Costiera Amalfitana significa poter ammirare questa specie, abbarbicata alle rocce di Capo d’Orso, che rappresenta l’unica palma che si sviluppa spontaneamente sulle coste del Mediterraneo.

    La palma nana testimonia un tipo di vegetazione ormai scomparso in questi luoghi per le mutate condizioni climatiche degli ultimi decenni. Una specie, quindi, molto rara da vedere per che chi vuole visitare la Costiera Amalfitana anche perché le sue foglie sono utilizzate per produrre scope o imbottiture particolari.

    Per quanto riguarda la Fauna della Costiera Amalfitana non abbiamo avuto la fortuna di incontrare molti animali. Molto belle sono state le giornate in compagnia di un cane che ci ha seguiti per tutto il giorno e che abbiamo chiamato Sire. I vecchi pastori della Costiera Amalfitana lo hanno sempre descritto come un animale schivo e aggressivo, ma anche pericoloso e feroce. Si tratta del tasso che compone la fauna assai differenziata dei boschi dei Monti Lattari. Anche i cacciatori lo temono dopo che molti cani da caccia sono stati feriti o uccisi dai suoi morsi e dalle sue unghiate. Mammifero carnivoro della famiglia Mustelidae, il tasso (nei paesi dei Monti Lattari, tra pastori, contadini e Senzca titolocacciatori è conosciuto come  ‘a Velogna) è una specie protetta e raggiunge il metro di lunghezza e quasi 15 chili di peso. Passa la giornata a dormire all’interno di una delle numerose tane che scava nel proprio territorio e se molestato si rivela un avversario temibile e tenace. Altri mammiferi che popolano la fitta vegetazione non è difficile scorgere volpi, faine, arvicole rossastre, lepri, conigli selvatici e talvolta anche i tassi. Parecchie sono poi le specie di falconiformi come la poiana, il gheppio, il falco pellegrino, il falco pescatore e il grillaio. Comuni sono, infine, le quaglie, le tortore, il rondone alpino, il tordo e il corvo imperiale.

    1. MONTI LATTARI

    I monti Lattari sono una catena montuosa italiana che costituisce l’ossatura della penisola sorrentina e fanno parte dell’antiappennino camapno.

    Essi sono il prolungamento occidentale dei monti Picentini e si protendono nel mar Tirreno formando la penisola sorrentina. Devono il loro nome alle capre e alle mucche che vi pascolano, fornitrici di ottimo latte.

    La catena montuosa è delimitata a nord-ovest dal golfo di Napoli, a nord dalla valle dell’Agro Nocerino e dalla piana del fiume Sarno, ad est dalla vallata metelliana ed a sud dal golfo di Salerno. I monti sono di formazione calcarea e raggiungono la massima elevazione nei 1444 metri del monte San Michele, ed essi comprendono alcune delle più suggestive località turistiche della regione, come Positano, Amalfi e Ravello.IMG_20190405_154640

    Il paesaggio vegetale dei Monti Lattari si può suddividere schematicamente in tre gruppi: sul mare e sui versanti meglio esposti predominano il carrubo e l’olivastro; nella fascia intermedia prevalgono il leccio, l’orniello, la roverella e arbusti come il corbezzolo e l’erica; alle quote maggiori abbondano il castagno e l’ontano, ma anche il carpino, il frassino e il faggio. Inoltre il lungo e paziente lavoro dell’uomo ha impiantato agrumeti e vigneti su ogni lembo di terra coltivabile, faticosamente strappato alla pendenza mediante la realizzazione di arditi terrazzi.

    Molteplice è la fauna. Tra i mammiferi si osservano la volpe, la faina, l’arvicola rossastra, la lepre, il coniglio selvatico e il tasso. Tra l’avifauna vanno elencate varie specie di falconiformi: quelli nidificanti come la poiana, il gheppio e il falco pellegrino; e quelli invece, come il falco pescatore ed il grillaio che vi transitano solo durante il passo.

    Area marino protetta Punta Campanella

    Punta Campanella è un’area protetta posta all’estremità della penisola sorrentina e ne ha seguito, nel corso dei secoli, le alterne vicende legate alla sua importanza strategica, militare e commerciale. La presenza di villaggi è documentata sin dall’età del Bronzo.

    Questo territorio durante il periodo di massimo splendore del impero romano fu sede di imponenti e lussuose ville patrizie. Tuttavia, a partire dal III sec. d.C. la crisi e la disgregazione dell’impero portarono ad un graduale abbandono della zona e le numerose ville vennero trascurate o trasformate in masserie. Da questo periodo le coste campane videro la presenza dei Saraceni ed in seguito dei Normanni e per cercare di arginare il pericolo delle loro incursioni dal mare, crearono un primo sistema difensivo costiero, adattando vecchie torri romane posizionate lungo il litorale come zone di vedetta per le imbarcazioni nemiche.

    Nel 1335 fu fatta costruire da Roberto d’Angiò una torre a Punta Campanella; posta a difesa dalle incursioni saracene, la torre fu quasi interamente distrutta nel 1558 durante le invasioni turche. Ricostruita poco tempo dopo e ancora oggi conserva la sua maestosità tra le torri che coronano la costa, disposte in modo da ottenere una segnalazione di pericolo visibile grazie alla luce dei fuochi. È proprio questa torre a dare il nome alla Punta, poiché, con tutta probabilità, al suo interno era collocata una campana, ausilio sonoro alle segnalazioni luminose di pericolo. Dal punto di vista geografico, la penisola sorrentina rappresenta la parte finale della dorsale carbonatica dei Monti Lattari, che si stagliano sul mar Tirreno a separare il golfo di Salerno da quello di Napoli. Tale penisola condivide gli stessi lineamenti tettonici della vicina isola di Capri, dalla quale è separata da un breve tratto di mare definito Bocca Piccola.

    IMG_20190405_152357Sul versante stratografico, l’ossatura della dorsale è costituita da una successione di rocce calcaree e dolomitiche che continuano ad affiorare fino a Punta Campanella, sul versante meridionale. Tali depositi, oltre a formare l’ossatura dell’intera penisola, formano anche numerosi scogli e piccole isole.

    Per quanto riguarda gli ambienti marini, è stata rilevata un’alta variabilità morfologica; i fondali presentano pendenze discrete per la presenza in subaffioramento del substrato roccioso, per la vicinanza di una dorsale montuosa a breve distanza dalla costa ed infine, per la presenza, a fondo mare, di sedimenti a granulometria prevalentemente sabbiosa. A largo, dal fondo si ergono improvvisamente alcune secche, vere e proprie oasi naturalistiche. In questo tratto di mare è possibile incontrare una notevole varietà di organismi bentonici animali e vegetali. Numerose specie di vegetali iniziano a colonizzare il substrato fin dalla fascia di marea; in questa zona predominano le alghe verdi. Con l’aumentare della profondità la flora si modifica arricchendosi di alghe brune e rosse. La Posidonia oceanica, la più diffusa tra le piante superiori marine, forma in alcune aree estese e verdi praterie; esse fungono da barriera all’erosione delle coste e da vero polmone per il mare producendo ossigeno.

    Fra le fronde della posidonia vivono una miriade di organismi: ricci, stelle di mare, Asterina gibbosa, rosse ascidie, briozoi e molluschi gasteropodi che vivono sulle foglie della pianta o tra le radici sotto la sabbia. I cavallucci di mare si attaccano con la coda prensile alle lunghe foglie spesso ricoperte da epifiti incrostanti: briozoi, idrozoi, alghe calcaree. L’intrigo delle fronde rappresenta l’habitat per scorfani, labridi, castagnole, e salpe. Nella zona di marea si incontrano vari molluschi gasteropodi e crostacei, man mano che aumenta la profondità cambia il paesaggio e si incontrano biocenosi, come ventagli arborei con i polipi espansi o come anemoni di mare. Per la natura calcarea della Penisola, la zona è stata soggetta ad intensi fenomeni carsici che hanno prodotto un numero considerevole di cavità emerse, divenute subacquee a seguito di movimenti tettonici e dell’innalzamento del livello del mare. Vi si osservano rari esemplari di attinie, granchi e gamberi.

    1. IL VULCANESIMO

    Nell’area di Sorrento passa l’arco vulcanico (una catena di isole vulcaniche o montagne che si formano quando una placca subduce sotto un’altra, creando un insieme di vulcani più o meno allineati lungo una curva) campano, una linea di vulcani che si sono formati su una zona di subduzione creata dalla convergenza delle placche africana ed eurasiatica. Questa zona di subduzione si estende per la lunghezza della penisola italiana, ed è anche la fonte di altri vulcani come l’Etna, i Campi Flegrei, Vulcano lo Stromboli il Vesuvio, le quali rocce sono chimicamente differenti dalle altre rocce eruttate da altri vulcani campani. Il Vesuvio ha vissuto otto grandi eruzioni negli ultimi 17.000 anni. L’eruzione del 79 dC è una delle più antiche eruzioni ben note in tutto il mondo, e potrebbe aver Unknownucciso più di 16.000 persone. Come detto questa grande eruzione seppellì le città di Pompei ed Ercolano. A partire dal 1631, il vulcano entrò in un periodo di costante attività vulcanica, compresi i flussi di lava e le eruzioni di cenere e fango. Alla fine del 1700, del 1800 e i primi del 1900, seguirono violente eruzioni, colate di lava e di cenere ed esplosioni di gas. Esse distrussero varie città circostanti intorno al vulcano e a volte causò anche dei decessi, ad esempio quella del 1906 ad esempio uccise oltre 100 persone.

    1. LE REPUBBLICHE MARINARE

    Amalfi, Pisa, Genova e Veneziasono alcune città costiere italiane che, dopo il X secolo, godettero di un’autonomia politica basata su una prosperità economica dovuta alla loro attività commerciale marittima e esse vengono chiamate: repubbliche marinare. Queste città erano dotate di una una propria moneta accettata in tutto il Mediterraneo, possedevano una flotta di navi e avevano preso parte alle crociate. Le repubbliche marinareo città marinarerappresentano una variante delle forme istituzionali della civiltà comunale, nella quale l’elemento caratterizzante verte più sul ruolo economico che non sulla tipologia degli istituti di governo.

    La storia delle quattro repubbliche marinaresi intreccia sia con l’avvio dell’espansione europea verso Oriente, che si realizzò attraverso il controllo delle rotte mediterranee strappando ai musulmani la supremazia navale, sia con le origini del moderno capitalismo, inteso come sistema mercantile e finanziario. I mercanti delle repubbliche marinare italiane istituirono le prime forme economiche del capitalismo: utilizzarono monete coniate in oro, in disuso da secoli, misero a punto nuove operazioni di cambio e di contabilità e incentivarono i progressi tecnologici nella navigazione, supporto costierafondamentale per la crescita della ricchezza mercantile.

    Le origini

    La ripresa economica dell’Europa intorno all’anno Mille e l’insicurezza delle vie di comunicazione terrestri, fecero sì che le coste del Mediterraneo divenissero il terminale delle principali rotte commerciali. Questo insieme di fortunate situazioni, unito alla crescente indipendenza che queste quattro città andavano conquistandosi, fece sì che esse assumessero un ruolo di primo piano nello scenario europeo. Con il vuoto di potere che si era venuto a creare nell’Alto Medioevo, a causa della loro posizione costiera esse furono spesso soggette alle incursioni dei pirati saraceni; in poco tempo organizzarono autonomamente la propria difesa, dotandosi di potenti flotte da guerra, riuscendo addirittura nei secoli X e XI a passare all’offensiva. Per il controllo dei commerci con l’Asia e l’Africa, Genova, Venezia, Pisa e Amalfi, entrarono in competizione con le due potenze che fino ad allora avevano avuto il monopolio dei traffici mediterranei: l’Impero Bizantino e degli Arabi.

    Lo sviluppo

    Le città marinare formarono dei governi autonomi repubblicani.Vennero inoltre incentivati i progressi tecnologici nella navigazione, supporto fondamentale per la crescita della ricchezza mercantile.Queste furono le città che sfruttarono la riapertura delle rotte navali, collegata al movimento delle crociate (XI-XIII secolo), inserendo le loro flotte mercantili nei traffici con il mondo orientale. Il mondo orientale da sua parte forniva all’Europa i ricercati prodotti asiatici, come le spezie, i tessuti pregiati e le pietre preziose.

    Amalfi

    Amalfi fu la più antica delle quattrorepubbliche marinare, ed essa aveva fatto parte del dominio bizantino. A capo dello Stato vi era il Duca, eletto dai cittadini nel pubblico parlamento.
Amalfi combatté ripetutamente contro gli Arabi e molto importante fu la famosa vittoria di Ostia (849), quando una potente flotta di Arabi, che minacciava Roma, fu quasi distrutta.

    La città cercò di vivere in pace con i turchi per i suoi traffici commerciali.
eva colonie fiorentissime a Costantinopoli, in Siria, in Egitto e sulle coste dell’Africa.

    La potenza di Amalfi durò poco: oppressa dai Normanni (1076), vinta e saccheggiata dalla rivale Pisa (1135), cessò praticamente di esistere nei primi anni del secolo XI.

     

    Il breve primato di Amalfi

    La prima città ad acquistare una posizione di assoluta preminenza nei rapporti commerciali con il mondo Arabo fu Amalfi, che già nel corso del IX secolo aveva potuto contare su una certa autonomia politica. Gli amalfitani fondarono numerose basi commerciali non solo nell’Italia meridionale, ma anche nel Levante (terre che si affacciano sul mediterraneo orientale), svolgendo un importante opera di mediazione tra la civiltà araba, quella bizantina e l’Occidente. Senonché, la conquista normanna del Meridione e la concorrenza con Pisa e Genova determinarono un precoce declino della città campana.

    1. Geologia Costiera Amalfitana

    La costiera amalfitana rappresenta uno dei tratti più suggestivi della costa tirrenica, l’aspetto selvaggio e imponente delle incontaminate alture calcaree dei Monti Lattari ricoperte da ulivi verde cenere e allo stesso tempo, terra dalle morfologie molto aspre profondamente incise da vivaci torrenti, boschi mediterranei con essenze arboree di macchia.

    dtIl paesaggio è modellato da forme carsiche dovute alla dissoluzione del carbonato di calcio che  produce “erosione” e deposizione con formazioni,  di stalattiti e stalagmiti. Le forme che ne derivano possono essere superficiali (epigee) come le doline, e gli inghiottitoi o profonde (ipogee) quali grotte, gallerie e cavità, molte delle quali ancora inesplorate.

    “Qualche dato per comprendere la situazione relativa al dissesto idrogeologico in Costiera Amalfitana. Passiamo  da un’ indice di pericolosità frane pari all’88% nel comune di Amalfi al 77% di Minori ed ancora dall’88 % di Maiori all’82 % di Atrani. A Ravello ed a Tramonti abbiamo invece un rischio di pericolosità frane ben dell’84%. Dunque in Costiera Amalfitana il rischio idrogeologico è molto elevato con zone R3 ed R4“. Lo  ha affermato Sabatino Ciarcia,  consigliere dell’Ordine dei Geologi della Campania, incontrando oggi la stampa proveniente da numerosi Paesi  dei 5 Continenti.

    Categories:
      Costiera Amalfitana, Diario di viaggio e approfondimenti, IV giorno
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